Quale identità per i musei di domani?

A queste domande ha cercato di dare una risposta l’incontro “La memoria nella middle town come base per un nuovo futuro. Il contributo del sistema museale nella trasformazione della città” che si è svolto giovedì 30 settembre in San Dionigi nell’ambito del Festival delle Trasformazioni. Incontro a cui ha partecipato la dirigente, professoressa Elda Frojo, insieme a una rappresentanza della nostra scuola, a fianco degli altri Istituti Superiori cittadini. Il dibattito ha riguardato il modo in cui i musei, da luoghi un po’ stantii e polverosi, possano diventare spazi vissuti, aperti, laboratori di cittadinanza attiva degli studenti a vantaggio dell’intera comunità. Il primo relatore, Pierluigi Muggiati, responsabile dei Musei Civici, ha spiegato attraverso delle slide come Vigevano possegga un cospicuo patrimonio artistico e culturale, purtroppo poco conosciuto e non completamente accessibile. Per esempio, non tutti sanno che l’Ospedale Civile possiede una quadreria che comprende opere di valore che non sono visitabili dal pubblico.

Le relatrici che si sono succedute nel corso della mattinata hanno illustrato esperienze italiane e straniere in cui gli artisti hanno letteralmente sfondato le pareti del museo inteso come spazio delimitato per aprirlo a dimensioni nuove e originali. Anna Chiara Cimoli, docente di Storia dell’Arte all’Università di Bergamo, ha mostrato i chiodi con cui lo scultore Gianni Moretti ogni anno segna, nei boschi attorno a Sant’Anna di Stazzema, il reticolato di mulattiere percorse dai nazisti nell’atto di occupare il paese che fu vittima dell’eccidio di donne, vecchi e bambini nell’agosto 1944. La docente ha posto la domanda: “Qual è il ruolo della memoria se non la incorporiamo?” ovvero se non la interpretiamo alla luce delle urgenze e dei bisogni del presente e del futuro? Ecco che i musei possono diventare luoghi in cui la memoria trova nuova linfa, si misura con i problemi dell’attualità, parla anche alle persone di oggi. Contrariamente restano stanze vuote, testimonianze di un passato completamente finito, concluso.

Emanuela Pulvirenti, docente e scrittrice, ha spiegato come la visita al museo possa diventare un’esperienza didattica interessante e coinvolgente per gli allievi, dalla Primaria alla Scuola Secondaria di Secondo Grado. Infine, Germana De Michelis, docente del ”NABA Nuova Accademia di Belle Arti” di Milano e Sara Millozza, Product Designer, hanno presentato il progetto “Hibrid Town”, un’esperienza portata avanti nella Chinatown di Milano per avvicinare due comunità, quella cinese e quella italiana, che convivono nello stesso spazio ma non interagiscono tra di loro. Attraverso coppie di cartelli stradali creati ad hoc, tre giovani curatrici, tra cui Millozza, hanno evidenziato entrambi i punti di vista relativi a cinque concetti (amore, politica, rispetto, opinione personale, emozione) su cui nascono spesso fraintendimenti. In questo modo hanno dimostrato come il mondo della formazione possa incidere sulla realtà sociale, creando ponti laddove ci sono steccati purtroppo molto consolidati. In chiusura sono state lanciate alcune ipotesi di lavoro che vedranno impegnati i ragazzi delle scuole cittadine durante il corso dell’anno scolastico appena iniziato.

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e.g.

Ultima modifica il 07-10-2021